Dear M3R
Brano strumentale · Traccia 05

Dear M3R

Border

«Dear M3R» · dall'album Notes (1993)

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Dear M3R — Border (Antonio de Masellis)

Una lettera d'amore in forma di nota

C'è qualcosa di profondamente commovente nell'idea che una composizione nasca non da un dolore o da una perdita, ma dall'euforia silenziosa di un desiderio finalmente esaudito. Dear M3R, quinto brano strumentale dell'album Notes — raccolta di composizioni realizzate fino al 1993 — fu scritto da Antonio de Masellis per celebrare l'acquisto di un modulo sintetizzatore a lungo vagheggiato, e quella gioia trattenuta, quasi pudica, sembra permeare ogni singola misura del pezzo.

Il brano si apre con un pianoforte solo, le cui prime note cadono nell'aria con la naturalezza di un pensiero che affiora alla coscienza. Il timbro è caldo, avvolto da un riverbero che dilata lo spazio senza renderlo artificioso, creando quella dimensione intima e raccolta tipica delle confessioni sussurrate. È un'introduzione breve ma sufficiente a stabilire il clima: malinconico, riflessivo, sospeso tra il ricordo e l'attesa.

Quando il sassofono soprano entra — con discrezione, quasi in punta di piedi — la musica trova la sua voce narrante. Il timbro è morbido e vellutato, il vibrato controllato con sapienza, l'intonazione impeccabile. La melodia che disegna è fluida, cantabile, dotata di quella qualità sospirante che distingue le grandi ballad jazz dalle semplici composizioni d'atmosfera. Il sassofono non declama: racconta. E lo fa con la misura di chi sa che le parole più importanti non hanno bisogno di essere gridate.

A sostenere questa voce, una sezione ritmica di rara eleganza: il contrabbasso acustico pizzicato fornisce una radice armonica calda e pulsante, mentre la batteria — affidata alle spazzole — disegna un ritmo soffice, quasi impalpabile, che respira più che battere. L'insieme è un esempio felice di minimalismo concertato: ogni strumento abita il proprio spazio, nessuno invade il territorio dell'altro, e il risultato è una trasparenza sonora che raramente si incontra in produzioni di questo tipo.

La sezione centrale vede il pianoforte riappropriarsi della scena con un'improvvisazione melodica che mantiene intatta l'atmosfera contemplativa dell'esordio. Non è un momento di rottura né di tensione: è piuttosto una variazione di prospettiva, uno spostamento del punto di vista che arricchisce la narrazione senza alterarne il tono. Il sassofono torna poi a riprendere il tema, guidando il brano verso una dissolvenza finale affidata a pianoforte e contrabbasso — un congedo gentile, quasi un inchino silenzioso.

Dear M3R è, in definitiva, una piccola gemma di smooth jazz che porta in sé qualcosa di raro: un'emozione autentica trasfigurata in forma musicale. La gioia dell'autore per il suo strumento tanto atteso si è cristallizzata in una ballad di raffinata sobrietà, che non ostenta mai ciò che prova ma lo lascia trasparire, nota dopo nota, con la grazia di chi sa che la vera eleganza sta nel non dire troppo. Un brano che merita ascolto attento e, possibilmente, silenzio intorno.

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